Terra di Nessuno

Le poesie raccolte nel libro sono state composte dal sottoscritto tra il 2005 e il 2015. Ho scelto il titolo “Terra di nessuno” traendolo dall’ultimo verso della poesia “Sicilia” in cui descrivo la mia isola natia come una meravigliosa terra di conquista da sempre contesa, dominata e martoriata per essere infine abbandonata a sé stessa.

Intervista al Salone del Libro di Torino 2016

FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

 

Terra di nessuno

Le poesie raccolte nel libro sono state composte dal sottoscritto tra il 1999 e il 2015. Ho scelto il titolo “Terra di nessuno” traendolo dall’ultimo verso della poesia “Sicilia” in cui descrivo la mia isola natia come una meravigliosa terra di conquista da sempre contesa, dominata e martoriata per essere infine abbandonata a sé stessa.

Una terra quindi che, pur essendo di tutti, rimane essenzialmente di nessuno. Terra “sola” prima ancora che “isola”. Inoltre, considerando la Sicilia non solo come luogo geografico ma soprattutto come madre ed entità vivente, questo abbandono è da intendersi anche come abbandono esistenziale e spirituale che si riflette inesorabilmente (seppure spesso in modo speculare) anche sui figli o su chi in Sicilia ci è nato o ci vive. La terra di nessuno non è quindi identificabile soltanto come luogo fisico, ma corrisponde anche e soprattutto a uno stato mentale o, per meglio dire, a uno stato d’animo misteriosamente quanto intimamente legato al luogo stesso. Compito della poesia è, in questo caso, rivelare e rendere manifesto questo profondo legame.

In termini tecnici, l’espressione “terra di nessuno” indica un territorio geo-politicamente neutrale, ovvero non occupato né rivendicato militarmente da nessuna nazione (in inglese “no man’s land”). Durante la prima guerra mondiale, indicava per esempio l’area situata tra due trincee nemiche, mentre in ambito giornalistico può indicare una parte di opinione pubblica non orientata politicamente e quindi non sottoponibile a propaganda.

In tal senso, mi piace immaginare la Poesia stessa, cosi come tutta l’arte in genere, come una “terra di nessuno”, ovvero un luogo veramente libero da ogni regola o contingenza sociale e politica, un luogo di tregua dal quotidiano, un luogo metafisico dove trascendere la realtà alla ricerca di una recondita e più profonda armonia tra l’universo interiore e quello circostante. In definitiva, un’utopia.

Per una loro migliore lettura e comprensione ho suddiviso le poesie in tre sillogie, ognuna dei quali corrisponde cronologicamente ad una particolare fase della mia vita in cui le poesie stesse sono state scritte e di cui quindi fanno imprescindibilmente parte.

La prima breve silloge, “Fiori non colti”, che va dal 2000 al 2005, è da considerarsi come una sorta di appendice alla raccolta “Fiori di strada” che pubblicai nel 2004 per la casa editrice “Maremmi Editori” di Firenze. Sono poesie molto malinconiche, di un ermetismo a tratti naif, suggestionate dalla poesia decadentista e dalla letteratura “gotica”.

La seconda, “L’estate nel cuore”, comprende un periodo che va dal 2005 al 2009 ed è caratterizzata da una maggiore e approfondita ricerca introspettiva, ancor prima che compositiva, e da una maggiore positività generale nei confronti della vita, benché anch’esse siano comunque pervase da un vago senso di malinconia e da una suggestione metafisica che potrei definire “mediterranea”.

La terza ed ultima silloge “Ritorni”, rappresenta la complessa fase seguita alla mia scelta di trasferirmi a Genova e i successivi viaggi tra Sicilia e Liguria. Una fase che dal punto di vista formale è probabilmente più matura, sintetica e meditata, nonostante le poesie (spesso nate da elaborazioni di appunti, aforismi o perfino semplici post su facebook) esprimano un vissuto particolarmente rocambolesco. Il titolo fa riferimento  anche all’etimologia della parola nostalgia, dal greco “nostos (= ritorno) algos (= sofferenza)”, ovvero sofferenza per un ritorno non appagato. Anche in questo caso, la nostalgia (implicita in tutte le poesie), non è da intendersi solo verso un luogo geografico ma anche verso un luogo spirituale o un tempo di purezza e genuinità, quale potrebbero essere ad esempio l’infanzia o l’adolescenza, ormai irrimediabilmente perduto.

Produzione

Poesie di Antonio Clemente (2005 – 2015)

Prefazione a cura di Emanuele Lanzetta

 Edizioni Medinova 2016

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