Il premio Nobel è il più alto riconoscimento che, dal 1901, viene attribuito a diverse personalità che si sono distinte in diversi campi dello scibile umano, soprattutto per il valore delle proprie azioni o delle proprie opere, e per i conseguenti benefici che si suppone queste opere abbiano apportato al mondo. Ma al di là dell’importanza del premio che, in senso lato, come ogni premio, se non conferito nell’ambito sportivo/agonistico, a mio modesto parere non ha molta utilità se non quella di gratificare solo chi lo riceve (a meno che costui non decida legittimamente di rifiutare il premio, come fece ad esempio Jean Paul Sartre) e forse, in una certa misura, i suoi più fanatici seguaci, volevo spendere due parole sul caso del Nobel per la Letteratura consegnato a Bob Dylan che tanto scalpore e indignazione ha suscitato sul web. Molti hanno infatti manifestato sui social il proprio dissenso per questa premiazione sostenendo che Dylan non meritava il premio in quanto non è tecnicamente un letterato. Alcuni hanno addirittura asserito che perfino come cantautore il “Menestrello di Duluth” sia stato da sempre un bel po’ sopravvalutato. Bene. Io credo, innanzi tutto, che anche grazie a questo Nobel a Dylan, la Canzone d’autore è stata finalmente e definitivamente riconosciuta come genere letterario vero e proprio, pur facendo le dovute distinzioni con la Poesia che rimane una forma d’arte a sé. In Italia abbiamo per esempio diversi e prestigiosi Premi relativi alla Canzone d’autore, dove per “Canzone d’autore” si intende non una semplice canzonetta a scopo intrattenitivo, ma un’opera d’arte vera e propria, con un proprio linguaggio che si suppone debba essere in grado, attraverso un particolare connubio tra musica e parole (ma soprattutto parole), di suscitare emozioni e riflessioni profonde nell’ascoltatore. Esattamente come fanno o dovrebbero fare la Poesia e la Letteratura in genere. Il fatto che alcuni cantautori italiani, come De Andrè e Guccini, siano stati inseriti nelle antologie scolastiche ne è la riprova. Con ciò non voglio certo dire che chiunque faccia in qualche modo Canzone d’autore (me compreso) debba essere di diritto annoverato tra i grandi della Letteratura italiana o mondiale. Qui, signori, non si sta parlando di un cantautore qualsiasi, qui si sta parlando di Bob Dylan, artista trasversale (è anche poeta, pittore e scultore) entrato ormai da diversi decenni nell’immaginario collettivo, non solo della Canzone d’autore, ma di tutto un mondo che ha a che fare con la musica country folk prima e pop-rock dopo, uno degli artisti simbolo dei movimenti pacifisti e di protesta degli anni ’60, della Beat Generation, della Controcultura americana e di tutte le influenze che queste tendenze hanno avuto nell’arte e nella cultura contemporanee. Un artista che ha rivoluzionato il modo di concepire la musica e scrivere canzoni, attingendo sia al proprio vissuto personale che al proprio bagaglio culturale fatto di grandi classici della Letteratura se non addirittura a testi sacri, e trasformando la semplice Canzone non solo in una forma di Poesia, ma anche in un potentissimo (seppure, ahimè, spesso inutile) veicolo di messaggio politico-sociale. Un uomo che, coerente solo a se stesso e senza scendere mai a compromessi, è arrivato dal nulla, “armato” solo di chitarra e armonica, e grazie alle sue ballate ha creato un personaggio, un mito, uno stile e un punto di riferimento imprescindibile per chiunque faccia folk o scriva canzoni che abbiano un minimo di intenzione poetica o sociale, con un cognome che, rubato al poeta Dylan Thomas (il vero nome di Bob è Robert Allen Zimmermann), è divenuto ormai un aggettivo: “dylaniano”, termine presente perfino nel dizionario Treccani che designa un certo modo di fare canzoni, appunto, alla Bob Dylan.  Non vorrei sembrare esagerato se aggiungo che senza Bob Dylan molto probabilmente non esisterebbe una buona parte della Canzone d’autore mondiale, e forse non esisterebbero molte derivazioni del folk, come il folk-rock, il pop-folk né il cosiddetto indie-folk tanto in voga negli ultimi anni. Inoltre, Dylan, ha influenzato non solo musicisti ma anche diverse generazioni di poeti, scrittori, e registi di cinema e teatro in tutto il mondo. Senza Dylan forse non avremmo avuto gran parte del cantautorato italiano; per esempio non ci sarebbero stati De Gregori né Guccini, mentre De Andrè avrebbe perso buona parte del suo repertorio degli anni ’70. Bob Dylan è il padre indiscusso di quasi tutti i compositori e cantautori folk e rock contemporanei. I detrattori del Nobel a Dylan, pur riconoscendo l’importanza e il suo valore di musicista, insistono nel dire che egli rimane, per l’appunto, solo un musicista e cantante e non un letterato, e che pertanto sia stato fuori luogo assegnargli un Premio solitamente assegnato a grandi scrittori. A questi vorrei rispondere che, a prescindere dall’impatto e delle palesi e innegabili influenze della musica di Dylan nella cultura contemporanea, credo che molte delle sue canzoni abbiano avuto il merito di avvicinare la Canzone alla Letteratura “alta” più di quanto abbia fatto qualunque altro autore di canzoni, rivoluzionando e influenzando contemporaneamente il modo di scrivere e raccontare attraverso versi e strofe più di qualunque altro autore di Poesia abbia fatto negli ultimi 40 anni. Inoltre, per la loro disarmante forza e bellezza, prima ancora che per quello che hanno rappresentato per i suoi milioni di fans e seguaci (dal 1962 ad oggi), credo che le opere di Dylan non abbiano oggettivamente nulla di meno poetico ed elevato rispetto alle opere di altri vincitori del Nobel come ad esempio Hesse, Hemingway, Garcia Marquez o Neruda, anch’essi, a modo loro, entrati a far parte dell’immaginario pop collettivo. Vero è che canzone e poesia sono due linguaggi distinti e separati, ma è pur vero che le prime forme di poesia, come ad esempio quella dell’antica Grecia, venivano divulgate oralmente e attraverso l’accompagnamento di strumenti a corda come la lira (da qui i termini “lirica” e “lirismo”). Per tutti questi motivi credo fermamente che il Nobel per la Letteratura a Bob Dylan sia un’ottima notizia e che non sia per nulla immeritato o fuori luogo, penso anzi che sia arrivato piuttosto in ritardo, finendo per suonare quasi come una sorta di “Premio alla carriera”. Credo altresì che la motivazione ufficiale della commissione del Nobel “Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana” sia per certi versi riduttiva, in quanto, come ho già detto, la rivoluzione apportata da Dylan all’espressione poetica non si è limitata solo alla tradizione della Canzone americana, bensì della Canzone d’autore mondiale. Ad ogni modo, che piaccia o no, resta il fatto che la grandezza di Dylan e della sua opera valga sicuramente molto più di qualunque premio o riconoscimento ufficiale.

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